mercoledì 26 ottobre 2016

Video - Dobson 1 m: set-up


Set-up Dobson 1 m (40 inches): 30 minutes condensed in a 2 minutes video.

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Montaggio del Dobson da 1 metro: 30 minuti condensati in un video da 2 minuti.





sabato 8 ottobre 2016


(8th October 2016)

My homebuilt 1 meter diameter  (40 inches) Dobsonian Telescope

Il mio telescopio Dobsoniano auto-costruito da 1 metro (40 pollici) di diametro

     by Fabio Marioni
The 1 meter (40 inches) diameter telescope and 5 meters’ focal length.
Il telescopio da 1 metro (40 pollici) di diametro e focale 5 metri.

The telescope ready for transportation.
Il telescopio pronto per il trasporto.

OVERVIEW
These pages are dedicated to the presentation of my 1 meter diameter Dobsonian telescope, 40 inches to be precise, that I have recently completed and used under a dark sky.
Its first light has been on 2nd September 2016 at the Star Party of Saint Barthelemy, in Italy, at 1600 m above sea level.
The main characteristics of the telescope are reported here below.
INTRODUZIONE
Queste pagine sono dedicate alla presentazione del mio telescopio da 1 metro di diametro, 40 pollici per l’esattezza, di tipo Dobsoniano, che ho recentemente costruito e utilizzato per la prima volta sotto un cielo scuro allo Star Party di Saint Barthelemy (Aosta) il 2 settembre 2016 a 1600 metri di altitudine.
Le principali caratteristiche del telescopio sono riportate nella tabella sottostante.

OPTICS
OTTICA
Diameter:
1016 mm
Diametro:
1016 mm
Focal length:
5007 mm
Lunghezza focale:
5007 mm
Optical configuration:
Newtonian with Nasmyth focus: primary mirror parabolic, circular flat secondary mirror with diameter 350 mm; elliptical flat tertiary mirror with minor axis 160 mm.
Configurazione ottica:
Newtoniana con fuoco Nasmyth: specchio primario parabolico, secondario piano circolare di diametro 350 mm; terziario piano a sezione ellittica con asse minore 160 mm.
Coating:
Enhanced protected Aluminium (R93%).
Trattamento riflettente:
Alluminatura protetta enhanced (R93%).
Obstruction:
0.38, comprising the baffle on the secondary mirror.
Ostruzione:
0.38, compreso il paraluce sullo specchio secondario.
Field of full illumination:
44 mm diameter on focal plane.
Campo di piena luce:
44 mm di diametro sul piano focale.
Useful magnification:
140x with eyepiece 35 mm and 700x with eyepiece 7 mm.
Ingrandimenti utili:
140x con oculare da 35 mm e 700x con oculare da 7 mm.
MECHANICS
MECCANICA
Structure:
Truss with 8 poles.
Struttura:
A traliccio con 8 aste smontabili.
Size (during transport):
140x140xh175 cm.
Dimensioni (trasporto):
140x140xh175 cm.
Size (during observation):
140x140xh406 cm.
Dimensioni (montato):
140x140xh406 cm.
Height of eyepiece:
136 cm (min.); 306 cm (max.)
Altezza dell’oculare:
136 cm (min.); 306 cm (max.)
Total weight:
270 kg.
Peso totale
270 kg.
Heaviest component:
30 kg of the upper secondary cage (diameter 118 cm x height 117 cm).
Parte più pesante:
30 kg della struttura che ospita specchio secondario e terziario (diametro 118 cm x h 117 cm).
MOVEMENTS and POINTING
MOVIMENTI e PUNTAMENTO
Pointing:
Hand movements, Dobsonian type.
Puntamento:
Puntamento manuale di tipo Dobsoniano.
Finderscopes:
Telrad 1x, finderscope 10x50 and laser 5 mW.
Cercatori:
Telrad 1x, cercatore 10x50 e laser verde da 5 mW.
Movement in height:
4 ball bearings + one Teflon pad on stainless steel.
Movimento in altezza:
4 cuscinetti a sfera + una piattina di Teflon su acciaio.
Movement in azimuth:
A central pin and a thrust bearing diameter 120 cm on stainless spheres + one Teflon pad on Glassboard.
Movimento in azimut:
Perno centrale e cuscinetto reggispinta di diametro 120 cm su sferette di acciaio + una piattina di Teflon su Glassboard.
TRANSPORTATION
TRASPORTO
Transportation:
Van like Ford Transit with ramps and manual winch.
Trasporto:
Furgone tipo Ford Transit con rampe e arganetto manuale.
Persons for installation:
Nr. 2 persons.
Persone per il montaggio:
Nr. 2 persone.
MY MAIL
I MIEI RIFERIMENTI
Fabio Marioni
fabio.marioni@libero.it
Fabio Marioni
fabio.marioni@libero.it

THE HISTORY
It all began in 1986 with the purchase of my first reflecting telescope with a diameter of 100 mm and a focal length of 600 mm, followed, since 1988, by the implementation of various telescopes from 200 mm to 520 mm diameter; immediately after I started to dream a giant telescope, and finally, in 2008, after years of second thoughts, I decided to build this huge Dobsonian telescope with a diameter of 1 meter and a focal length of 5 meters that I finished 7 years later in 2015.
Here I give technical details and some hints on the difficulties to build such a big telescope, and finally a short description of the astronomical objects I have observed during my very first night under a dark sky.
The telescope has been built by myself only, comprising the primary mirror; I have had a fundamental help from my father who polished, together with me, in a period lasting 3 years, the primary mirror, and from whom I have had fundamental advices on technical solutions for the mechanical components.
Most of the fabrication activities have been done with simple instruments like drill, saw, file and brush, while only a few components have been constructed in a machine shop with a turning machine and a lathe.
THE PRIMARY MIRROR
The primary mirror is by far the most important and critical part of the telescope. I took 3 years to complete it.
The mirror is made of standard plate glass, 24 mm constant thickness, for a total weight of only 50 kg.
LA STORIA
Tutto iniziò nel 1986 con l’acquisto del mio primo telescopio riflettore da 100 mm di diametro e 600 mm di lunghezza focale a cui seguì, già dal 1988, la realizzazione di vari telescopi da 200 mm a 520 mm di diametro; subito fantasticavo di poter avere un telescopio gigante, e finalmente nel 2008, dopo anni di ripensamenti, mi decisi a costruire questo enorme telescopio Dobsoniano da 1 metro di diametro e 5 metri di lunghezza focale che terminai ben 7 anni dopo nel 2015.
In queste pagine presento i dettagli tecnici del telescopio e ne descrivo le difficoltà costruttive; in ultimo troverete il resoconto della prima notte di osservazione sotto un cielo scuro.
Il telescopio è stato interamente costruito dal sottoscritto, specchio primario compreso; sono stato aiutato da mio papà, ingegnere chimico, non ottico, non meccanico e non astrofilo (!) che, per un periodo di 3 anni, mi ha aiutato con tenacia e maestria nella lavorazione dello specchio primario fornendo preziosi consigli.
La maggior parte delle lavorazioni sono state effettuate nel box di casa con semplici attrezzature hobbistiche, mentre solo raramente mi sono avvalso dell’aiuto di un’officina meccanica dotata di tornio, fresa e taglio ad acqua.
LO SPECCHIO PRIMARIO
Lo specchio primario è di gran lunga la parte più importante del telescopio e la più complicata da realizzare. Ho impiegato 3 anni di lavoro nel mio tempo libero. Lo specchio è in vetro comune di spessore costante 24 mm, a forma di menisco, e pesa solamente 50 kg.

The primary mirror during grinding.
Lo specchio primario durante la smerigliatura.

For the mirror I bought a 1016 mm diameter disk of glass plate 24 mm thick.
In parallel I bought an iron disk, 1050 mm diameter, in which a turning machine generated a concave curve with a radius of curvature of 10 meters.
The glass shop has used an oven where the glass disk, floppy at 550°C, took its meniscus shape by resting by gravity on the iron concave disk, with a radius of curvature of 10 meters corresponding to the focal length of 5 meters that I wanted for the telescope.
For the grinding of the optical surface, done together with my father by hand, I used the standard silicon carbide powder, starting from grid size 60 and ending with grid size 2000. The tool over which the mirror has been grinded is a 1250 mm diameter 50 mm thick aluminium disk, machined convex with a radius of curvature of 10 meters. This disk is placed on a round table, while the mirror is always moved forward and backwards face down to avoid deformations due to gravity.
For the polishing I used adhesive polishing pads attached on the aluminium tool and cerium oxide powder diluted in water.
Per lo specchio ho infatti acquistato un disco di vetro comune da 1016 mm di diametro e spessore 24 mm.
Ho poi comperato un disco in ferro di diametro 1050 mm che ho fatto tornire concavo su una superficie con raggio di curvature di 10 metri.
Il disco di vetro, appoggiato sulla superficie concava del disco di ferro, è stato messo nel forno di una vetreria dove, a 550°C, si è rammollito quel tanto che bastava per adagiarsi sulla superficie concava e prendere la forma a menisco con raggio di curvatura di 10 metri corrispondenti alla focale di 5 metri che avrei voluto per il telescopio.
La successiva smerigliatura con carburo di silicio in grana da 60 a 2000 è stata fatto su un altro utensile, in alluminio, di diametro 1250 mm e spessore 50 mm, preventivamente tornito convesso con raggio di curvatura 10 metri. Lo specchio è sempre stato lavorato a mano con la superficie ottica appoggiata sopra l’utensile e mai appoggiato durante la lavorazione per evitare deformazioni.
Per la lucidatura ho usato lo stesso utensile ricoperto di feltrini ottici e ossido di cerio in polvere sciolto in acqua.

The aluminium tool for grinding and polishing, here covered with polishing optical pads.
L’utensile in alluminio per smerigliatura e lucidatura, qui coperto con feltrini ottici per la lucidatura.

The mirror during grinding for which two persons are needed.
Lo specchio durante la smerigliatura, per la quale servono due persone.

For the measurement of the parabolic surface I have used two independent methods: the Ronchi ruling and the Couder screen.
Per la misura della superficie parabolica ho utilizzato due metodi di controllo indipendenti: il reticolo di Ronchi e della maschera di Couder.

Measurement of the primary mirror with the Ronchi ruling during its parabolization.
Misura dello specchio primario con il reticolo di Ronchi durante la parabolizzazione.

The Couder screen and the Foucault tester.
La maschera di Couder e il banco ottico di Foucault.

Measurement of the primary mirror with the Couder screen.
Misura dello specchio primario con la maschera di Couder.

His Majesty the 1 meter mirror (40 inches), ready!
Sua Maestà lo specchio da 1 metro (40 pollici), pronto!

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THE MECHANICAL STRUCTURE
The telescope is 4 meters high for a footprint of 1.4x1.4 meters.
The maximum height of the eyepiece is 3 meters even if the focal length of the telescope is 5 meters since the optical configuration is Newtonian-Nasmyth.
When dismounted the telescope collapses in a size of 1.4x1.4x1.75 meters so it can be transported in a van, like a Ford Transit, with the help of ramps and a manual winch to load it. Its total weight is 270 kg.
The primary mirror box.
it is made of plywood, 40 mm thick.
LA STRUTTURA MECCANICA
Il telescopio è alta 4 metri; alla base misura un’area di 1.4x1.4 metri.
L’altezza massima dell’oculare è 3 metri benché la focale del telescopio sia 5 metri dato che la configurazione ottica è di tipo Newtoniana- Nasmyth.
Quando smontato il telescopio occupa uno spazio di 1.4x1.4x1.75 metri e può essere trasportato agevolmente in un furgone; per caricarlo servono due rampe e un arganetto. Il suo peso totale è di 270 kg.
La scatola porta specchio primario.
Questa è in legno multistrato spesso 40 mm.

The wooden parts of the telescope.
Le parti in legno del telescopio.

The cell of the primary mirror.
The cell of the primary mirror is the most important mechanical component of the whole telescope since it has to guarantee that the 24 mm thick meniscus primary mirror does not deform under its own weight. The mirror rests on its backside on 27 points, equally distributed, while laterally I have used a 30 mm wide, 0.1 mm thick belt in stainless steel.
I had to build the cell 3 times before I could reach a “zero gravity” effect on the mirror!
La cella dello specchio primario.
La cella dello specchio primario è la parte meccanica più importante di tutto il telescopio dato che deve assicurare che il sottile specchio primario di 24 mm di spessore a forma di menisco non si deformi per effetto della gravità. Lo specchio appoggia su 27 punti, mentre lateralmente ho utilizzato una fascia in acciaio spessa 0.1 mm e larga 30 mm.
Ho dovuto costruire la cella ben 3 volte prima di raggiungere un risultato soddisfacente!

The mirror, to be completed, in its cell to be black painted.
Lo specchio, non ancora pronto, nella sua cella da verniciare di nero.

The secondary cage.
This structure not dismountable consists of two wooden rings, 1180 mm diameter, connected by 8 aluminium rectangular poles covered with black plastic shrinkage tube.
This structure holds the 350 mm diameter flat secondary mirror, its 380 mm diameter baffle, the secondary mirror that is flat with an elliptical section and a minor axis of 160 mm, the focuser and the 5 mW laser used to point the stars.
Il porta specchi secondario e terziario.
Questa struttura non smontabile è composta da due grandi anelli in legno di diametro 1180 mm connessi da 8 aste in alluminio ricoperte di plastica nera termo-restringente.
Questa struttura supporta lo specchio secondario piano circolare di diametro 350 mm, il terziario piano a sezione ellittica di asse minore 160 mm, il paraluce di diametro 380 mm, il focheggiatore e il laser verde da 5 mW utilizzato per puntare le stelle.

The secondary cage under construction.
Il porta specchi secondario e terziario in costruzione.

The connection between the primary mirror box and the secondary cage is through 8 poles, 2 meters long, dismountable, and a very lightweight wooden connecting ring: first the poles are attached to the primary mirror box; then the connecting ring is attached to the top of the 8 poles; finally the secondary cage is fixed to the connecting ring.
The telescope is now ready.
La connessione tra la scatolona porta specchio primario e la struttura degli specchi secondario e terziario avviene tramite 8 aste di lunghezza 2 metri, smontabili, e un leggerissimo anello di connessione in legno. Prima le aste vengono fissate alla scatola porta primario; poi sulla cima di queste viene messo l’anellone; in ultimo la struttura porta specchi secondario e terziario viene avvitata all’anellone.
Il telescopio è quindi pronto.

   
The connecting ring and the 8 poles.
L’anellone di connessione e le 8 aste.

For the movement in height the primary mirror box rests on the rotation cage through the two big circles in wood, reinforced with stainless steel on the edge, that rest on 4 ball bearings and an additional Teflon pad to have the correct friction.
Il movimento in altezza avviene appoggiando i due grandi semicerchi della scatola porta primario su 4 cuscinetti a sfera, uno dei quali è provvisto di molle in modo da scaricare parte del peso su una piattina in Teflon per rendere questo movimento fluido al punto giusto.

The movement in height.
Il movimento in altezza.

For the movement in azimuth the rotation cage rotates on the ground board where I have created a thrust bearing with about 300 stainless steels 8 mm spheres inside a circular lane with a diameter of 1200 mm and a central pivot; again a Teflon pad has been added to increase the friction to the desired value.
Il movimento in azimut avviene facendo ruotare la base che supporta la scatola porta primario, incernierata su un perno, su una corsia di diametro 1200 mm in cui scorrono circa 300 sferette in acciaio del diametro di 8 mm, tipo cuscinetto reggispinta; anche qui una piattina in Teflon rende il movimento fluido.

   
  The rail for the movement in azimuth.
La corsia per il movimento in azimut.

Finally, the telescope can be covered with a huge black elastic velvet to increase the contrast during observation.
In ultimo, il telescopio viene coperto con un enorme telo in velluto nero elasticizzato per ripararlo dalla luce parassita.







       
Time needed for mounting is 40 minutes, while 30 minutes for dismounting are enough.
Per il montaggio del telescopio servono 40 minuti, ma solo 30 minuti per lo smontaggio.


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THE FIRST LIGHT – OBSERVING REPORT
The first light of the telescope under a dark sky has been on 2nd September 2016 at the Star Party of Saint Barthelemy in Italy at 1600 meters above sea level.
In the morning I rented a pickup truck with an hydraulic tail lift; I uploaded the telescope with its accessories and then I started from Saronno to St. Barthelemy where I arrived in the early afternoon after two and a half hour trip.
Here I had kindly reserved a large area in the forecourt of the observations. I unloading the telescope from the truck without any difficulty, including the assembly that lasted less than one hour. The instrument finally made a fine show competing in height with the Bell Tower of the village!
LA PRIMA LUCE – REPORT OSSERVATIVO
La primissima uscita con questo telescopio è stata il 2 settembre 2016 allo Star Party di Saint Barthelemy in provincia di Aosta a 1600 metri sul livello del mare.
In mattinata ho quindi preso a noleggio un camioncino con sponda idraulica; ho caricato il telecopio con i suoi mille accessori e sono partito da Saronno (Va) alla volta di St. Barthelemy dove sono giunto nel primo pomeriggio dopo due ore e mezza di viaggio.
Qui mi avevano gentilmente riservato un’ampia area nel piazzale delle osservazioni. Le operazioni di scarico del telescopio si sono svolte senza difficoltà compreso il montaggio che ha richiesto meno di un’ora. Lo strumento finalmente faceva bella mostra di sé rivaleggiando in altezza con il campanile del paese!


The telescope at the Star Party of Saint Barthelemy (Italy) on 2nd September 2016.
Il telescopio allo Star Party di Saint Barthelemy (Aosta) il 2 settembre 2016.

I have my dinner with impatience, I dress for the night with windbreaker even if during the day a t-shirt is enough, and at nightfall here I am finally at the side of my Dobsonian telescope; in the dark, covered with the black cloth, the telescope is impressive, but it moves softly at the touch of a hand both in azimuth and height. A brief check; the collimation is still good enough and the stars are round, sign that the mirrors have remained aligned during transport.
I direct the telescope in the area of the “Vortex Galaxy" M51 in Ursa Major, I insert the eyepiece, a Panoptic 27 mm Televue that provides a magnification of 185x, and I put my eye to the telescope: M51 is there, huge, and fills the entire field of view; its spirals are bright as I had never seen before, full of details and small stars in the background; the bridge of stars linking M51 and NGC 5195 is easily visible; it gives an overall impression of being in front of an antique black and white photograph.
Now the people have huddled at the telescope and everyone wants to climb the ladder to look into this telescope; the queue lengthens or shortens with waiting time even of twenty minutes, but everyone is always disciplined and courageous when it is time to get in the dark on a ladder three meters above the ground to watch the deep universe.
M13, the globular cluster in Hercules and the brightest and biggest in the sky visible from the north hemisphere, swarmed literally hundreds of stars that, overlapping each other in the core, thin out gradually to the suburbs to form chains of stars that completely fill the field of view. In 1986 with my first telescope with 100 mm diameter I was happy to see this object only as a diffuse nebula!
Close by, easy to point and bright, was the galaxy NGC 6207 of 11th magnitude, however visible in telescopes as small as 300 mm in diameter.
The globular cluster M3 in the constellation of Canes Venatici has resulted to be very large; it was easily possible to see single stars to its center.
The spiral galaxy M81 in the constellation of Ursa Major showed an enormous spiral arm almost closing on the galaxy itself along with a second arm to complete the spiral.
The nearby galaxy M82 is a wonderful object full of bright and dark areas that at times recalled the grainy aspect typical of well-done photographs.
The galaxy M33 in the constellation of Triangle has shown its spirals though weak because of its size that is quite large, but it was pleasantly infested with its haziness H II regions.
The galaxy NGC 891 in Andromeda constellation appeared as a bright blade that cuts in two parts the field of view; in turn it is then crossed almost completely by an obscure band like a freeway.
The "Veil Nebula” NGC 6990 and NGC 6992 in the constellation of Cygnus, observed with a UHC filter to increase the contrast respect to the sky background, was at photographic level when I moved the telescope to navigate inside and at the edges of this supernova remnant; here the strings of the nebula intertwine in both the area of NGC 6990 and NGC 6992, but also in many of his other most central parts where it recalled the appearance of the Milky Way when seen with the naked eye.
Always in the constellation Cygnus, at a magnification of 140x and with the UHC filter, the “Been Nebula” NGC 6888 was great and bright and characterized by high contrast respect to the background, full of nebular condensations, certainly an object to see more often.
 A planetary nebula that is particularly interesting for its color was the "Cat's eye Nebula” NCG 6543 in the Draco constellation; at a magnification of 185x it is blue phosphorescent, almost dazzling and embellished by the central star always intensely blue.
Other very interesting celestial object was the "Crab Nebula” M1 in the constellation of Taurus. Its circular shape is clearly visible with the two extensions to remind the crab claws; but  then when I watched the nebula through the UHC filter, it showed a spongy appearance, very detailed due to the many filaments that I had never been able to observe before directly through a telescope.
Then I have been amazed by the “Great Orion Nebula” M42, already bright and detailed in much smaller telescopes, which has shown, in the area close to the stars of the trapezium, plumes of nebulosity similar to the famous “pillars of creation” photographed by the Hubble space telescope in the Eagle Nebula.
The nicer celestial object I have observed at the Star Party was maybe the “Dumbbell Nebula” M27 in the constellation of the Vulpecula that completely filled the 82° apparent field of the 16 mm Nagler eyepiece at a magnification of 320x; the central area, bright and rich of details, shaded off gradually into two lobes, embellished in the middle by a star; it is a white dwarf star that exploded about 10 thousand years ago and rejected gas and dust into space to create this ever expanding nebula.
After 2 a.m., when only a few amateur astronomers decided to observe until morning, I could devote myself to extreme observations of two elusive objects that I had never been able to see even from one of the paradises of amateur astronomy in Italy, the well-known Passo del Nivolet in the Gran Paradiso Park at 2600 meters above sea level with my old Dobsonian that has a diameter of 520 mm.
I speak primarily of the faint galaxy IC1296 at a short distance from the Ring Nebula M57 in the constellation of Lyra. After I had recognised the sky area of IC1296, characterized by the presence of 6 stars to form a pentagon with a star in the center, immediately I could notice a nebulosity; I checked the celestial map and there it was, the faint galaxy was really there and I could see it!
Finally, I tried to point the telescope to the most famous among the gravitational lenses, the “Einstein Cross”, located in the constellation of Pegasus. It is composed by a very faint central galaxy 400 million light-years away from us, and by four images arranged in a cross of a quasar much far away, in this case 8 billion light-years, whose light is deflected by the gravitational field of the galaxy to produce precisely the four quasar images placed on the arms of the cross.
The four images of the quasar have a magnitude of 17.36, 17.39, 18.43 and 18.72, and form a cross of angular size of just 2 arcseconds! I had prepared a detailed map. Pointed the telescope with difficulties in the area of the Einstein Cross, immediately I noticed a faint glare a bit larger than a star, like a faint nebula; the position, the size, and the appearance of the hazy flare made me rejoice: I was finally able to see a gravitational lens, though not yet decoupled into its components. However, a friend amateur astronomer who kept me company to the morning, after staying a minute at the eyepiece to collect the few photons, said to perceive that the haziness was actually broken up into three spots, which then were nothing more than three of the four images of the quasar; so I put again my eye in front of the eyepiece, I waited there for a few minutes for the moments of good seeing, and indeed with the averted vision I perceived perhaps three components too!
For the time being this can be considered as the most challenging observation that has clearly shown the potentiality of this telescope which has successfully been able to collect the light emitted by a quasar 8 billion years ago!
The first night of observation with the big Dobsonian telescope of 1 meter diameter (40 inches to be precise) ended therefore very well with my great satisfaction.
Now the telescope is back home waiting for the next trip, maybe on a mountain at 2500 meters above sea level or more where the sky begins to be really black.
Ceno con impazienza, mi vesto per la notte con giacca a vento benché di giorno fosse sufficiente una maglietta, e al calar della notte eccomi finalmente a fianco del telescopio Dobsoniano; al buio, coperto con il tessuto nero, lo strumento è impressionante, ma si muove dolcemente con la pressione di una mano sia in azimut che in altezza. Una breve verifica alla collimazione mostra stelle tonde segno che gli specchi sono rimasti allineati durante il trasporto.
Dirigo il telescopio nella zona della “Galassia Vortice” M51 nell’Orsa Maggiore, inserisco l’oculare da 27 mm Panoptic Televue che fornisce 185 ingrandimenti, e metto l’occhio al telescopio: M51 è lì, enorme, che riempie tutto il campo di vista; le sue spirali sono luminose come mai avevo potuto ammirare prima, ricche di dettagli e di stelline di fondo; il ponte di stelle che collega M51 a NGC 5195 è facilmente visibile dando l’impressione di essere di fronte a una fotografia in bianco e nero.
Ora le persone si sono già accalcate al telescopio e tutti vogliono salire sulla scala per guardare nel telescopio; a seconda dei momenti la coda si allunga o accorcia con tempi di attesa anche di venti minuti, ma tutti sono sempre disciplinati e coraggiosi quando si tratta di salire al buio su una scala per mettere l’occhio all’oculare a tre metri da terra.
M13, l’ammasso globulare in Ercole, brulica letteralmente di centinaia di stelle che, sovrapposte una all’altra nel nucleo, si diradano pian piano verso la periferia a formare catene di stelle per riempire completamente il campo di vista. E pensare che nel 1986 con il mio primo telescopio da 100 mm di diametro vedevo questo oggetto solo come una nebulosità diffusa!
Lì vicino, facile da puntare e luminosa, osserviamo la galassia NGC 6207 di undicesima magnitudine, peraltro ben visibile anche in strumenti da 300 mm di diametro.
L’ammasso globulare M3 nella costellazione dei Cani da Caccia è risultato essere veramente enorme e sgranato bene fino al centro.
La galassia a spirale M81 nella costellazione dell’Orsa Maggiore mostra un ampio braccio a spirale quasi a richiudersi sulla galassia stessa insieme a un secondo braccio a completare la spirale.
La vicina galassia M82 è un oggetto meraviglioso ricco di chiari e scuri che a tratti ricorda l’aspetto granuloso classico delle fotografie a lunga posa.
La galassia M33 nella costellazione del Triangolo si è mostrata a spirale anche se debole a causa delle sue dimensioni molto estese, ma risulta piacevolmente infestata di nebulosità H II.
La galassia NGC 891 nella costellazione di Andromeda assomiglia a una lama di luce che taglia in due il campo di vista, a sua volta attraversata quasi completamente dalla banda oscura come un’autostrada.
La “Nebulosa Velo” NGC 6990 e NGC 6992 nella costellazione del Cigno l’abbiamo osservata meglio con un filtro UHC per aumentarne il contrasto rispetto al fondo cielo; qui i filamenti nebulari si intrecciano sia nella zona di NGC 6990 che in quella di NGC 6992, ma anche in molte sua altre parti più centrali dove ha ricordato l’aspetto della Via Lattea vista a occhio nudo.
Sempre nella costellazione del Cigno, a 140 ingrandimenti e con il filtro UHC, la “Nebulosa Fagiolo” NGC 6888 è grandissima, molto ben contrastata, ricca di condensazioni nebulari, sicuramente un oggetto da vedere più spesso.
Una nebulosa planetaria particolarmente interessante per i suoi colori è stata la “Nebulosa Occhio di Gatto” NCG 6543 nella costellazione del Drago; questa, a 185 ingrandimenti, è di un blue fosforescente quasi abbagliante abbellita dalla stellina centrale sempre di un azzurro intenso.
Altre nebulosa molto interessante è stata la “Nebulosa Granchio” M1 nella costellazione del Toro. Ben visibile la sua forma circolare con le due protuberanze a ricordare le chele del granchio, quando poi l’ho osservata attraverso il filtro UHC ha mostrato un aspetto spugnoso molto dettagliato dovuto ai molteplici filamenti che non ero mai riuscito prima ad osservare direttamente al telescopio.
Mi ha poi stupito la “Grande Nebulosa di Orione” M42, già luminosa e dettagliata in strumenti ben più piccoli, che ha mostrato, nella zona vicina alle stelle del trapezio, pennacchi di nebulosità un po’ come le Colonne della Creazione fotografate dal telescopio spaziale Hubble nella nebulosa “Aquila”.
L’oggetto celeste forse più bello è stata la “Nebulosa Manubrio” M27 nella costellazione della Volpetta che, a 320 ingrandimenti riempiva completamente il campo dell’oculare grandangolare da 82° di campo apparente; la zona centrale luminosissima e ricca di dettagli si sfumava gradatamente nei due lobi, abbellita al centro da una stellina, una nana bianca che esplodendo circa 10 mila anni fa rigettò nello spazio circostante gas e polveri a creare questa nebulosa in continua espansione.
Dopo le due di notte, quando oramai solo pochi conoscitori del cielo avevano deciso di fare mattino, ho potuto dedicarmi a due osservazioni estreme: ho infatti provato il telescopio su due oggetti elusivi che non ero mai riuscito a osservare neanche da uno dei paradisi dell’astronomia amatoriale come il Passo del Nivolet nel parco del Gran Paradiso a 2600 metri di quota con il Dobsoniano da 520 mm di diametro.
Parlo innanzi tutto della galassietta IC1296 a pochi primi di distanza dalla nebulosa ad anello M57 nella costellazione della Lira. Ho inquadrato la zona di cielo di IC1296, caratterizzata dalla presenza di 6 stelle a formare un pentagono con una stellina nel centro, e subito ho percepito all’interno di questo una nebulosità; verifico sulla cartina celeste ed eccola, la galassietta era proprio lì e finalmente potevo vederla!
In ultimo ho provato a puntare il telescopio verso quella che è forse la più nota tra le lenti gravitazionali, ovvero la Croce di Einstein nella costellazione di Pegaso. Questa è formata da una debolissima galassia centrale, distante da noi 400 milioni di anni luce, e da quattro immagini disposte a croce di un quasar molto più lontano, in questo caso distante da noi 8 miliardi di anni luce, la cui luce è deviata dal campo gravitazionale della galassia per produrre appunto le quattro immagini del quasar disposte sui bracci della croce. Le quattro immagini del quasar sono di magnitudine 17.36, 17,39, 18.43 e 18.72, e formano una croce di dimensioni angolari di appena 2 secondi d’arco! Avevo per fortuna preparato una cartina dettagliata. Puntato il telescopio con fatica nella zona della Croce di Einstein, subito ho percepito un chiarore ben più grande di una stella, come se fosse una debole nebulosa; la posizione, le dimensioni e la debolezza del chiarore nebuloso mi facevano esultare: finalmente ero riuscito a vedere una lente gravitazionale, se pur non ancora risolta nelle sue componenti. Stando però per un po’ all’oculare, un amico esperto astrofilo che mi ha fatto compagnia fin al mattino diceva di percepire che la nebulosità era in realtà scomposta in tre punti luminosi, che poi non erano altro che tre delle quattro immagini del quasar; rimetto anch’io l’occhio all’oculare, sto qualche minuto in attesa dei momenti di calma atmosferica, e in effetti con la visione distolta si percepivano forse tre componenti!
Questa può essere considerata l’osservazione che per ora ha maggiormente messo alla prova, con successo, le potenzialità di questo strumento, che è riuscito quindi a raccogliere la luce emessa da un quasar 8 miliardi di anni fa!
La prima notte di osservazione con il grande telescopio Dobsoniano da 1 metro di diametro (40 pollici per l’esattezza) si è quindi conclusa benissimo con mia grande soddisfazione.
Ora lo strumento è tornato a casa in attesa della prossima uscita, magari oltre i 2500 metri di quota dove il cielo inizia ad essere veramente nero.